Terapia farmacologica preventiva dopo Attacco Ischemico Transitorio

Ho 35 anni e nel novembre 2007 sono stato colpito da Attacco Ischemico Transitorio con temporanea paralisi del braccio e afasia.
Dagli esami specialistici effettuati, RMN encefalo, Angio-TAC, angiografia cerebrale sono risultate negative.
Mentre un ecocardio TE ha riscontrato la presenza di ampio "Forame Ovale pervio" che è stato chiuso per via percutanea.
Dall'evento, secondo le indicazioni del mio neurologo, sono in terapia farmacologica preventiva: Plavix (in quanto sono intollerante all'acido acetilsalicilico) e Torvast + Adalat crono per ridurre colesterolo e pressione sanguigna.
Il mio neurologo mi ha detto che dovrò continuare a vita con il Plavix.
Volevo sapere se è effettivamente necessario e se sì a quali rischi vado incontro.
Da novembre 2007 ad oggi non ho avuto altri episodi ischemici.
Premesso che non sono un neurologo, la sua domanda mi trova preparato perché ho dovuto seguire un caso analogo recentemente.
Dal punto di vista cardiologico non ci sono indicazioni all’utilizzo del Plavix. I neurologi sono molto determinati ad usare, anche nelle forme minori di ischemia cerebrale (TIA), anche in assenza di stenosi carotidee significative, Plavix, ma questo ad oggi non è contemplato nelle indicazioni per cui se lei non fosse intollerante all'aspirina, sarebbe trattato con acetilsalicilico secondo linee guida. (O si dovrebbe pagare il Plavix, spesa non indifferente).
I rischi sono quelli tipici degli antiaggreganti, cioè sanguinamenti minori e, in casi molto rari, maggiori a carico di apparato digerente, cornea, etc., o dopo contusione, comparsa di ematomi estesi, o difficoltà di formazione del trombo dopo soluzione di continuità della cute.
Prof. Maurizio Volterrani
IRCCS San Raffaele Pisana