Neuropatia assonale arti superiori e inferiori

Mio padre, 84 anni, a novembre 2008, dopo 24 ore dalla vaccinazione antinfluenzale, ha iniziato ad accusare dolori e bruciori agli arti inferiori. Abbiamo sprecato ben 2 mesi e un ricovero ospedaliero per riuscire a far diagnosticare la neuropatia.
A febbraio ha iniziato una cura a base di cortisone, Lyrica e bustine di Nicetile, il dolore neuropatico è scomparso. Camminava con il bastone, da maggio in poi non riesce piu' a camminare, non ha sensibilità alle mani quindi dobbiamo imboccarlo.
Da maggio, tramite ASL, viene a casa una fisioterapista per la riabilitazione, ma non troviamo nessun miglioramento.
Abbiamo interpellato vari medici (neurologi, fisiatri, geriatra) ma nessuno riesce a indirizzarci sulla strada giusta.
Chiediamo consiglio per un iter adatto.
La neuropatia periferica (nel caso in oggetto post-vaccinica) è una malattia demielinizzante. Nei casi più severi è presente anche la degenerazione dell'assone. La diagnosi è specialistica è piuttosto semplice, basandosi sulla sindrome clinica. Nel liquor, le proteine sono aumentate ma non le cellule (dissociazione albumino-citologica). Le indagini neurofisilogiche confermano la diagnosi, ma in genere non sono necessarie. Molti pazienti migliorano spontaneamente e il miglioramento inizia entro poche settimane con una guarigione che avviene solitamente in un periodo di alcuni mesi.
Circa il 10% dei pazienti presenta ricadute dopo un miglioramento iniziale, andando così incontro a neuropatia recidivante cronica. In alcuni pazienti, invece, il danno primitivo consiste in una degenerazione assonale precoce piuttosto che in una demielinizzazione.
Il danno assonale rappresenta il meccanismo fisiopatologico principale nello sviluppo della invalidità secondaria a neuropatia periferica. In realtà non ci sono terapie specifiche. La plasmaferesi è utile quando eseguita precocemente ed è il trattamento di scelta nei pazienti acuti.
È una procedura relativamente sicura che abbrevia il decorso clinico della malattia, diminuisce la mortalità e l'incidenza delle paralisi permanenti. Infusioni giornaliere di immunoglobulina EV (-globulina) 400 mg/kg/ die, somministrata durante le prime due settimane, sono efficaci quanto la plasmaferesi e possono risultare più sicure. Pertanto, se il paziente non risponde alla plasmaferesi o se questa non è disponibile o non può essere effettuata (per difficoltà di accesso venoso o in caso di instabilità emodinamica), dovranno essere adottate le -globuline.
Nella neuropatia cronica, i corticosteroidi migliorano il deficit di forza e possono risultare necessari per molto tempo. I farmaci immunosoppressori (azatioprina) e la plasmaferesi giovano solo ad alcuni pazienti. Si usano, inoltre, farmaci antiepilettici ad azione neuroprotettiva (lamotrigina, gabapentin, topiramato) o antiossidanti (acido a-lipoico, eritropoietina, L-acetyl-carnitina).
Prof.ssa Rachele Zylberman
San Raffaele Velletri