Riabilitazione Parkinson, quali attività?

Sono un malato di parkison e attualmente sto frequentando un corso di attività motoria presso un centro medico.
Ho avuto notevoli vantaggi in termini di equilibrio e vorrei sapere se è possibile seguire un corso di attività motorie tenuto da un laureato in scienze motorie.
Ho seguito i consigli di un fisioterapista e quelli di un laureato in scienze motorie. Devo dire che quest'ultimo mi ha fatto molto, molto bene.
Il quadro patologico del Morbo di Parkinson presenta una sintomatologia progressiva caratterizzata particolarmente da RIGIDITA' MUSCOLARE, da TREMORE, segno caratteristico della malattia e da BRADICINESIA o lentezza nei movimenti.
Questa situazione nei livelli più avanzati si completa con il difetto di attenzione, la tendenza all'immobilità e all'impassibilità anche del volto, per la difficoltà a realizzare il movimento sia volontario che involontario, raggiungendo l'acinesia nei casi limite; si instaurano alterazioni dell'equilibrio e difficoltà a mantenere la stazione eretta e il cammino, per cui la situazione diviene invalidante e il paziente progressivamente dipendente.
Da queste brevi informazioni appare chiaro come l'attività motoria guidata e opportunamente scelta possa aiutare non già a perseguire un'improbabile guarigione, ma a rallentare gli effetti nefasti della malattia e a procrastinare il peggioramento inevitabile.
Questo perchè la motricità praticata con continuità ne sollecita le componenti permettendo al paziente di vicariare in qualche modo le facoltà indebolite dal morbo.
Poichè il paziente perde gli automatismi e le reazioni involontarie, una certa abilità motoria potrà essere conservata attraverso una pratica oculata e ripetuta, atta a consentire una vita di relazione accettabile, allontanando il più possibile la dipendenza.
E' ovvio ricordare che gli interventi motori sono più produttivi nei soggetti all'inizio del quadro morboso e per cui è possibile il rallentamento (soggettivo) dell'involuzione motoria e posturale se la pratica è costante. Una frequenza utile è quella quotidiana, anche se la partecipazione a dei gruppi (così importante per la componente relazionale) comporta molti problemi; in qualche caso risolvibili coinvolgendo i parenti che opportunamente informati, possono negli altri giorni, a casa, sollecitare gli interessati a brevi programmi di lavoro..
Prof. Luigi Addante, Consorzio San Raffaele
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