Ritratti di coraggio

Ritratti di coraggio. No, non stiamo parlando del best seller di John F. Kennedy che pur ha un’attinenza indiscutibile con l’argomento. Parliamo del leimotiv della puntata di “Geo e Geo” andata in onda ieri alle ore 18,30. In diretta, a sviscerare in tutte le sue sfaccettature un concetto, a restar in tema, particolarmente ardimentoso, il Prof. Piero Barbanti, neurologo Responsabile del Centro per la Cura e la Diagnosi della Cefalea dell’IRCCS San Raffaele Pisana.

Coraggiosi si nasce, non si diventa. E’ la massima con la quale esordisce Barbanti. «Il coraggio», spiega, «è uno dei quattro tratti fondamentali del nostro temperamento inteso come predisposizione emotiva».

 

 

Coraggiosi si nasce, dunque.

Il coraggio è uno dei 4 tratti fondamentali del nostro temperamento che comprende 1) i coraggiosi, (novelty seeking), 2) i timorosi (harm avoidance), 3) quelli che cercano relazioni sociali (reward dependence), 4)  gli ambiziosi-arrivisti (persistence). Il temperamento (= la nostra predisposizione emotiva) e quindi il coraggio, è ereditabile per il 50% e non muta del corso della vita, a differenza del nostro carattere. Il soggetto coraggioso cerca la novità, spinto dalla dopamina: questa tipologia di soggetti è a minimo rischio di sviluppare la malattia di Parkinson (dove invece la dopamina manca).

 

 

Coraggiosi o temerari, c’è una differenza?

Il soggetto coraggioso avverte la paura ma impara a superarla. Uno studio consistente nell’avvicinare un serpente a soggetti coraggiosi ma poco confidenti con il rettile ha dimostrato che essi sono in grado di tenere a bada l’ansia (rispetto ai non coraggiosi) che pure avvertono, attivando una particolare area del cervello (cingolo anteriore, subgenuale) che stimola il nostro sistema vegetativo “della tranquillità”, (parasimpatico), tenendo a bada il sistema vegetativo “dell’allarme” (simpatico). Il coraggioso quindi ha un sentimento dissonante: teme ma parte. La volontà vince.

Il temerario non sente la paura e quindi parte. Ma c’è meno merito perché non fa sforzi. Anzi, può fare danni. Gli eroi sono sempre coraggiosi, non temerari.

 

 

Uno studio di questi giorni ha dimostrato che i soggetti coraggiosi attivano il cervelletto, organo che controlla il nostro equilibrio. Cosa significa?

 Si è dimostrato che il volume del cervelletto nei soggetti coraggiosi è maggiore.

Il cervelletto controlla normalmente il nostro movimento come il navigatore dell’automobile ci guida, ci sorveglia e ci suggerisce se sbagliamo.

  • ha in memoria i tragitti più usati nel tempo (es. camminare, correre, andare in bici, sciare), automatizzati dopo averli ripetutamente imparati,. Ci guida senza il minimo sforzo
  • nel contempo, quando non seguiamo adeguatamente il tragitto che lui ci suggerisce (perché magari incespico in una buca mentre sto camminando), ci suggerisce rapidamente una strada alternativa (mi fa aprire le braccia per non cadere).

Il soggetto coraggioso, cercando di continuo novità, esplorando di continuo il mondo ed essendo senza inibizioni necessita di un “consigliere militare” come il cervelletto che renda familiari (automatizzandole) situazioni sempre nuove o fornisca alternative rapide e strategie vincenti.

Quindi il cervelletto è il controllore e suggeritore non solo dei movimenti ma anche della nostra vita di relazione, ancor più nei soggetti coraggiosi.

 

 

Coraggio, dunque, non come gesto isolato, ma come stile di vita?

Tre spiegazioni telegrafiche. La prima è di carattere filosofico. Seneca diceva che la paura rende tutti schiavi. Il coraggio non è quindi un atto ma uno stile di vita improntato ad azione e libertà. Il coraggio non è un semplice strumento di autoaffermazione ma è la capacità di superare le proprie paure per raggiungere obiettivi importanti (spesso etici). La seconda, di carattere neurobiologico, sostiene che il coraggio genera piacere liberando dopamina dalle aree del piacere e della ricompensa (amigdala, striato, corteccia orbito-frontale). E’ quindi una virtù che diventa scelta irrinunciabile perché ci fa sentire meglio. Secondo una spiegazione psicologica il coraggio ci fa esplorare il mondo: se conosciamo meglio il mondo, riduciamo le incognite, quindi le nostre incertezze e le nostre paure e quindi viviamo meglio.

 

 

E’ vero che il coraggio può dipendere dalla stagione in cui nasciamo?

E’ incredibile ma è scientificamente provato che la stagione di nascita controlla fertilità, statura, peso, aspettativa di vita, predisposizione a malattie psichiatriche quali l’autismo, la schizofrenia e il panico, ecc. Inoltre chi nasce tra ottobre e dicembre vive più a lungo di chi nasce ad aprile e giugno. I motivi sembrano essere la differente esposizione della madre (dal concepimento al parto) a possibili infezioni, le diverse temperature, i diversi tipi di alimentazione, la diversa esposizione alla luce.

Come se non bastasse, studi recenti hanno dimostrato che gli uomini nati in periodo invernale, statisticamente, hanno livelli di coraggio (novelty seeking) superiori agli altri. Le spiegazioni sarebbero legate al cosiddetto fotoperiodo (cioè quantità giornaliera di luce) che influenzerebbe i livelli di melatonina e dopamina, tra di loro inversamente proporzionali, ed il turnover della serotonina.

 

 

A che età iniziamo ad essere coraggiosi?

Il coraggio propriamente detto è nella maggioranza dei casi una virtù innata che non si incrementa nè si attenua nel tempo. Il bambino piccolo in età prescolare  è solo un bambino temerario, non coraggioso. Il coraggio inizia 1) quando il bambino sviluppa la propria volontà e pure avvertendo la paura decide di tenerla a bada, 2) quando incontri i primi piccoli problemi esistenziali che insorgono nella comunità (evitare quindi la iperprotezione dei piccoli). Ci sono studi che dimostrano che il coraggio si inizia a manifestare già verso gli 8 anni. I bambini coraggiosi sono i soggetti che svilupperanno meno ansia in futuro.

 

L'intervista di Piero Barbanti a Geo & Geo

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