Il kendo e il fascino del samurai al San Raffaele Sulmona
Pubblicato il 27 ottobre 2011
Lo scorso 16 ottobre i pazienti del San Raffaele Sulmona che partecipano al “Progetto Sport Disabili” hanno preso parte all’evento “Tutti nello sport”, organizzato dal Rotary club della cittadina abruzzese, cimentandosi in varie discipline quali tennis tavolo, Kendo, tiro con l’arco, handbike, tennis.
Il Progetto, realizzato in collaborazione con il Comitato Paralimpico Italiano (CIP), è finalizzato a dare ai pazienti diversamente abili la possibilità di praticare una regolare attività sportiva ed è parte integrante del programma riabilitativo.
Tra le varie discipline, il Kendo, evocando immediatamente storie di samurai, sciabole e katane, un mondo lontano ma pieno di fascino, ha destato la nostra curiosità ed il nostro interesse.
Il kendo è la versione moderna dell’arte del combattimento con la spada praticata dai samurai.
Si pratica per lo più con sciabole di bambù, protetti da armature fatte di cuoio, bambù, ceralacca, tessuto ed acciaio.
“I benefici terapeutici del Kendo” – ci spiega il Dott. Giorgio Felzani, Direttore del Reparto di Riabilitazione Neuromotoria e dell’Unità Spinale del San Raffaele Sulmona - “ sono molteplici sia sul piano fisico che psicologico. I movimenti rapidi, precisi ed asimmetrici del Kendo favoriscono il rafforzamento del tronco e aiutano a sviluppare un maggior controllo della parte superiore del corpo; il rilassamento che avviene nella fase preparatoria al colpo favorisce, poi, l’allentamento delle tensioni muscolari. Il maggior beneficio sul piano psicologico ” – continua il Dott. Felzani” – è certamente la possibilità, come in tutte le arti marziali, di canalizzare e dare sfogo allo stress”.
“E’ da circa un anno” – continua il Dott. Felzani – “che pratichiamo questa disciplina presso la nostra Palestra, grazie alla collaborazione di Milo Tommaselli, istruttore di kendo diplomato all’Accademia di scherma di Napoli, con ottimi riscontri da parte dei nostri pazienti, talmente entusiasti da spingere anche me a “provare” la sciabola indossando la regolare armatura dei kendaki!”.
Pietro, un paziente paraplegico del San Raffaele Sulmona, ha qui “incontrato” il Kendo l’anno scorso, e così, affascinato anch’egli da katane e samurai, quello che è iniziato come lavoro terapeutico è divenuto poi una vera passione sportiva.
“Il Kendo – ci dice - richiede grande concentrazione e disciplina. Non è tanto importante la forza quanto la scioltezza e la capacità di coordinamento. In palestra abbiamo imparato i vari stadi della disciplina, come respirare, come presentarci, come assestare i colpi.”
Pietro ha praticato altri sport ma pare particolarmente appassionato quando ci racconta della esperienza del combattimento.
“E’ una grande soddisfazione quando riesco ad assestare un colpo preciso ed adeguato. Il pubblico sente che hai tirato una bella sciabolata ed applaude. In gara tiro fuori una grande carica, un grande grinta. E soprattutto, nel combattimento, si riescono a scaricare tensione e stress!”
“Sia chiaro – precisa – è una disciplina faticosa e complessa, ma con l’allenamento si riesce ad acquisire la capacità di colpire con disinvoltura,con precisione ed eleganza e soprattutto si impara a rispettare le regole”.
“Sarebbe una bella soddisfazione” – conclude il Dott. Felzani- “se i pazienti del San Raffaele Sulmona riuscissero a partecipare alle dimostrazioni che precedono le gare dei Campionati del mondo in programma a Novara nel maggio 2012. I tempi sono stretti, ma possiamo farcela”.
Noi ci auguriamo che Pietro e gli altri atleti del San Raffaele possano realizzare questo obiettivo.
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