Autismo: i numeri, le domande e le risposte

Parla il Prof. Giorgio Albertini dell’IRCCS San Raffaele Pisana

Un bambino su 100 in Italia manifesta, anche in forma lieve, l’autismo, la cosiddetta “malattia dell’incomunicabilità”. E sono i bimbi, rispetto alla bimbe, ad essere i più colpiti con una percentuale del 75%.

Isolamento dal mondo esterno e rifiuto del contatto con gli altri, disturbi del linguaggio, assenza di interazione col mondo, timore dei cambiamenti: questi alcuni dei sintomi che fanno presagire una diagnosi di autismo, una malattia sempre più diffusa ma che oggi può contare su nuovi strumenti e su una nuova consapevolezza scientifica.

Uno dei falsi miti da sfatare è quello che riguarda la possibile influenza dei vaccini nell’insorgenza della malattia: «I vaccini somministrati ai bambini al di sotto dei 6 anni sono sicuri», afferma il Prof. Giorgio Albertini, responsabile del Centro per lo sviluppo infantile dell’IRCCS San Raffaele Pisana.

«Lo garantisce un nuovo studio pubblicato dalla rivista Pediatrics, che scagiona i vaccini da questa pesante accusa. Non bisogna però dimenticare», continua, «che esiste un legame tra il sistema nervoso e quello immunitario, col quale i vaccini possono interferire. Per questo è meglio definire col pediatra un calendario di quelli non obbligatori, procrastinandone la somministrazione nei bambini più deboli e minuti, per evitare di stressare troppo il loro organismo».

Una malattia che non colpisce solo il singolo soggetto, ma che ricade necessariamente su tutta la famiglia e che pone i genitori di fronte a molte difficoltà interpretative.

«I familiari che sospettano di trovarsi di fronte a un caso di autismo», prosegue il neurologo, «non devono sottovalutare i segnali che il piccolo lancia: ad esempio non reagisce alla presenza degli altri, oppure si concentra per un tempo prolungato su un singolo oggetto o giocattolo, non risponde alle coccole e non sorride».

Ad oggi non esistono farmaci per trattare l’autismo: l’unica terapia è la psicologia. Molto efficace è la terapia cognitivo-comportamentale, affiancata dalla logopedia e dalla psicomotricità, che aiutano il bambino a trovare comportamenti in grado di migliorare la sua relazione col mondo esterno.

Fondamentale, infine, la diagnosi precoce dei disturbi relazionali e comportamentali, che viene fornita dal test di Denver (Developmental Screening Test), eseguibile già dal primo anno di vita, che permette di valutare lo sviluppo motorio del bambino, il suo grado di interazione sociale, di comunicazione e di linguaggio, nonché la sua motricità.

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