Terenzio, un campo da calcio come metafora della vita

La lettera di un paziente dell’Hospice del San Raffaele Cassino

“Il rigore per il Frosinone... forse c’era”

«La giornata che vorrei raccontarvi è quella del 12 settembre dello scorso anno. Quello è stato un giorno per me molto importante, che fino a pochi mesi fa neanche potevo sperare di avere. Per molti andare allo stadio e tifare la propria squadra del cuore non è nulla di eccezionale, è quotidianità, per me invece è un sogno da realizzare. Mi chiamo Terenzio, ho 39 anni e sono un tifoso sfegatato della Roma».

Comincia così la lettera di un paziente del San Raffaele Cassino, che ha deciso di condividere con tutti il racconto di un momento per lui intenso ed emozionante.

«Purtroppo negli ultimi anni», spiega Terenzio, «vedere la mia squadra giocare dal vivo è stato abbastanza difficoltoso: da circa 8 anni, infatti, lotto contro un tumore al cervello, condizione che ha inevitabilmente inciso nel mio stile di vita. A luglio 2015 sono stato preso in carico presso l’Hospice del San Raffaele di Cassino in regime domiciliare, e dopo due giorni sono entrato in regime residenziale. Durante la degenza, nei tanti discorsi con gli operatori è venuta fuori la mia grande passione per la Roma. In particolare ho trovato un ascoltatore speciale, Ciro, un volontario dell’Hospice. Quando le mie condizioni cliniche sono migliorate ho lasciato l’assistenza residenziale e sono tornato nella mia casa, continuando comunque a ricevere l’assistenza dagli operatori dell’Hospice e con la mia famiglia sempre al mio fianco».

«Nel frattempo Ciro ha portato avanti il suo proposito e con il supporto di tutta l’équipe dell’Hospice è riuscito ad organizzare la mia “trasferta” allo stadio Matusa, per assistere all’incontro Frosinone - Roma. Il giorno della gara l’appuntamento era alle 14.00 con l’infermiere Cristian che è stato puntualissimo; siamo arrivati davanti allo stadio, ed alle 16,30 eravamo già nel posto assegnatoci in tribuna, pronti per goderci tutta la fase del pre-partita. Durante tutto l’incontro sono stato costantemente assistito da Cristian, romanista sfegatato come me, con il quale ho condiviso ansie e paure fino alla gioia immensa del goal. Nel ricordare la partita ancora sento il cuore che batte impazzito, l’adrenalina che scorre in tutto il corpo, l’emozione che travolge ogni mio gesto, ogni mio respiro. Ma il regalo più grande è arrivato a fine partita, quando Cristian mi ha portato sul retro ad attendere i giocatori che uscivano dagli spogliatoi, e finalmente vedo Totti, il capitano, e gli urlo “Fai una foto con me!”: accetta. Incredibile. Al momento capire bene cosa stesse succedendo era quasi impossibile, riuscivo solo a pensare: un sogno, questo è un sogno. Il 12 settembre 2015 al Matusa, la Roma batte il Frosinone 2 a 0. Io c’ero».

M.T.

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calcio, sport, hospice.
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