Una partita per azzerare le differenze: al San Raffaele Viterbo un evento di “calcio integrato”

A conclusione dell’amichevole tra pazienti e autisti, una festa per riunire calciatori, tifosi, operatori e familiari

Una partita amichevole, ma anche una festa, per premiare non il vincitore ma tutti i partecipanti, celebrando la diversità come valore e promuovendo l’integrazione attraverso lo sport. Ha avuto luogo sabato 19 maggio presso il campo di calcio del San Raffaele Viterbo una delle tappe del progetto “Calcio integrato”.

Hanno partecipato i pazienti del Servizio Disabile Adulto e del Servizio Residenziale inseriti nel programma di attività motoria trisettimanale e gli autisti delle associazioni che si occupano dei trasporti da e per il domicilio. «L’evento fa parte delle iniziative di inclusione sociale», spiega la Dott.ssa Paola Marinaro, psicologa presso il Servizio Disabile Adulto, «che prevedono non solo l’inserimento dei nostri ragazzi sul territorio, ma anche la presenza di utenti esterni presso la nostra struttura e fa seguito ad altri incontri di calcio già disputati con gli alunni della scuola Santa Maria del Paradiso di Viterbo». A conclusione della partita, si sono tenuti una festa e un pranzo che hanno coinvolto calciatori, tifosi, operatori e familiari.

«Un particolare ringraziamento va ai componenti dell’Associazione AL.Ma che non solo hanno partecipato con spirito di inclusione sociale alla partita e alla festa, ma che hanno anche portato ai nostri ragazzi una medaglia ciascuno e un trofeo di “primo classificato” a ricordo della giornata trascorsa insieme», conclude la Dott.ssa Marinaro.

«Eventi come questo», afferma Massimo Bianchi, operatore sociosanitario presso il Servizio Disabile Adulto e responsabile delle attività pastorali, «sono la testimonianza degli ottimi rapporti instaurati tra operatori, personale della struttura e Asl con tutti i pazienti e i loro familiari, che hanno partecipato attivamente riconoscendo il merito di iniziative in cui i loro congiunti non sono visti solo come “pazienti”, ma come protagonisti attivi e alla pari».

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