Realizzato in collaborazione con i ricercatori dell’IRCCS San Raffaele uno degli studi citati nelle motivazioni per cui è stato assegnato il Premio Nobel per la medicina a Gregg Semenza

Realizzato in collaborazione con i ricercatori dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma uno degli studi citati nelle motivazioni per cui è stato appena assegnato il Premio Nobel per la medicina 2019 a Gregg Semenza, insieme con altri due ricercatori, per gli studi sui meccanismi di adattamento delle cellule alla diminuzione dell’ossigeno (ipossia).

 

Lo scienziato americano è stato senior author della ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica PNAS nel 2012, alla quale ha contribuito il gruppo di ricerca del Prof. Matteo Russo dell’IRCCS San Raffaele Pisana: “Hypoxia-inducible factor 1-dependent expression of platelet-derived growth factor B promotes lymphatic metastasis of hypoxic breast cancer cells”. Prima firma dello studio, Luana Schito, e coautori Marco Tafani e Matteo A.Russo, ricercatori sempre dell’Istituto romano.

 

Il lavoro ha dimostrato come il PDGF, un fattore di crescita e chemiotattico per cellule staminali viene indotto nelle cellule tumorali dall’attivazione di HIF, (Hypoxia-inducible factor) il fattore di trascrizione che coordina la risposta genica all’ipossia, permettendo la formazione di metastasi linfonodali. Lo studio ha utilizzato come modello le cellule tumorali del carcinoma mammario umano e ha contribuito alla motivazione dell’assegnazione del Nobel.

 

L’Istituto romano ha già pubblicato dal 2009 ad oggi altri studi sul ruolo dell’ipossia nella progressione maligna di vari tumori (carcinomi della prostata, della mammella, della tiroide, glioblastomi e mesoteliomi), sottolineando la stretta associazione tra attivazione di HIF, dell’espressione genica proinfiammatoria nelle cellule tumorali e la progressione verso la malignità.

 

Nel Centro Ricerche dell’IRCCS San Raffaele Roma si studia da tempo il ruolo dell’HIF e dell’infiammazione anche in altri modelli di patologia umana, come l’obesità, le beta-fibrillosi (tra cui il Parkinson, l’Alzheimer e amiloidosi) e altre malattie degenerative croniche.

Vota questo contenuto
Commenti

Pubblica un commento

Captcha