Cefalee, all’IRCCS San Raffaele Pisana un Centro per togliersele dalla testa

Pubblicato il 21 dicembre 2005

Cefalee ed emicrania compromettono la qualità della vita,
l’attività lavorativa (in Italia ogni anno si perdono 200milioni di ore lavoro) e le relazioni interpersonali di poco meno del 15% della popolazione. Parliamo, naturalmente, delle cefalee primarie, mal di testa cioè che non sono il sintomo di un’altra malattia (diverso è il caso dei mal di testa causati da tumori al cervello, traumi, pressione alta o altra malattia). Per queste forme di mal di testa che non indicano la presenza di altre patologie sono 57 i milioni di euro spesi ogni dodici mesi in farmaci. Tuttavia per trattare con efficacia queste patologie è necessario un intervento mirato e multidisciplinare.
E’ per questo che l’IRCCS San Raffaele Pisana si è dotato di un nuovo Centro che si avvale della collaborazione di uno dei più preparati ed esperti specialisti nella cura delle cefalee, il professor Giuseppe Nappi, direttore del Centro Cefalee dell’Istituto neurologico di Pavia. “Esistono tre tipi principali di cefalee primarie”, spiega Nappi, “quella a grappolo, per fortuna rara, quella tensiva, ovvero il comune mal di testa, che per fortuna non è disabilitante e che si cura con i comuni analgesici e l’emicrania , che è più grave, ha sintomi specifici e colpisce, nella fascia d’età che va dall’adolescenza alla piena maturità ben 12 italiani su cento”.
La malattia, le cui cause non sono del tutto note, ha un’incidenza che varia in rapporto all’età: se nella pubertà colpisce in maniera uguale ragazzi e ragazze, nell’età riproduttiva interessa le donne tre volte più degli uomini. Questa osservazione, unita al riscontro di alcune cause scatenanti legate  al ciclo mestruale e all’uso di ormoni, ha contribuito a determinare profondi cambiamenti nell’impostazione di diagnosi e terapia.
Aggiunge Nappi: “Negli ultimi dieci anni non ci sono stati progressi significativi per la terapia farmacologica. Si è però fatto strada un cambiamento epocale nel modo di interpretare la malattia e, di conseguenza, nella cura in senso globale. Per esempio, per quanto riguarda le donne, è stato provato il ruolo degli ormoni, del ciclo mestruale, della menopausa e oggi si ritiene che una terapia non possa prescindere dall’apporto dell’endocrinologo e del ginecologo".
Un altro concetto rivoluzionario attorno al quale ruota la filosofia del nuovo Centro dell’IRCCS San Raffaele Pisana è quello che lega le cefalee e l’emicrania ad altre malattie.
Chiarisce il neurologo: “Gli emicranici fin dalla giovane età hanno un fattore di rischio ipertensione cinque volte più alto della della popolazione generale e hanno un maggiore rischio di ictus  cerebrole”. Ma c’è di più. Pur essendo una malattia a base organica, la componente psicologica è molto più importante di quanto si sospettasse in passato; si sa ormai che un cefalalgico su due soffre di disturbi d’ansia, uno su tre ha una vera e propria depressione e molti emicranici hanno un tratto della personalità che li porta ad una dipendenza dalle novità. Hanno per esempio bisogno di cambiare molto spesso (casa, lavoro, partner, ecc.).Per questo”, spiega Nappi, “è fondamentale un’individuazione  approfondita del profilo psicologico e un’educazione del paziente”.
Non a caso il percorso terapeutico previsto al Centro per le cefalee dell’IRCCS prevede una fase di inquadramento della patologia cui segue un primo tentativo di cura con farmaci specifici e, in parallelo, l’avvio dell’educazione l’emicranico alla conoscenza della ‘sua’ malattia.
E’ provato che con la sola terapia cognitivo-comportamentale la frequenza degli attacchi mensili diminuisce, in media, di due terzi”, commenta Nappi, che aggiunge: “E’ inoltre fondamentale che la patologia venga individuata prima che l’emicranico si avvii alla pericolosa spirale di tentativi terapeutici fai da te, che aprono la via all’abuso di farmaci".          
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