I cavalli

Un aspetto molto importante dell’attività di riabilitazione equestre che spesso passa in secondo piano è quello relativo al lavoro di preparazione del cavallo che si utilizza. Nell’esperienza del San Raffaele Viterbo un grande contributo al raggiungimento degli obiettivi è dato senza ombra di dubbio dall’uso del cavallo avelignese o haflinger e dalla cura dedicata al suo addestramento. Il primo esemplare è arrivato per caso, ma nel tempo l’adozione di questa razza è diventata una scelta ben precisa e meditata. Le sue caratteristiche fisiche come l’altezza, la morfologia, i colori, la resistenza e quelle caratteriali come la disponibilità, la docilità, la versatilità, la simpatia, il sangue freddo ed altre ancora sono determinanti strumenti di lavoro.

Inoltre vi è la convinzione che per dare il meglio anche i cavalli debbano stare bene sia fisicamente che psichicamente. Il cavallo è un animale nato per essere libero, ha bisogno di spazio e vivendo in un modo che asseconda le sue naturali esigenze è più sereno di un cavallo che vive in un box in scuderia; questo ci sembra un fattore fondamentale. Si è riscontrato che, avendone la possibilità, è preferibile lasciarli in branco e al pascolo.

Cavalli al pascolo

L’osservazione delle dinamiche del branco, delle gerarchie, amicizie e insofferenze semplifica il lavoro in ripresa: sei, otto cavalli in una lezione, possono stare insieme senza problemi. Anche la formazione del carosello è studiata proprio in base alle amicizie tra i cavalli del branco.

Fattrice con puledro

Per tutte queste ragioni si è deciso di intraprendere la strada dell’allevamento per fare in modo che i puledri possano nascere, crescere ed essere addestrati secondo i principi del Centro sin dalla nascita: i cavalli non devono conoscere la violenza e l’abbandono bensì vedere nell’uomo un amico affidabile e riconoscente per tutto quanto questi “terapisti straordinari” fanno per lui.

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