Cinematica e Parkinson: pubblicato su Sensor lo studio del San Raffaele Roma sui benefici dell’utilizzo di un network di sensori per misurare le alterazioni dei movimenti della parte superiore del corpo

Un network di sensori, un sistema semplice rispetto a quelli optoelettronici che usano telecamere fisse a infrarossi; consente di osservare e valutare la qualità del movimento fisiologico nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson e quindi di definire la terapia riabilitativa migliore caso per caso, a costi contenuti e senza avere la necessità di svolgere i test in un ambiente dedicato.


L’ingegneria biomedica segna un altro punto nella partita per le terapie di riabilitazione personalizzate con uno studio, pubblicato nei giorni scorsi dalla rivista internazionale Sensor, che vede protagonisti i ricercatori dell’IRCCS San Raffaele Roma, del San Raffaele Cassino e del Dipartimento delle Scienze umane e della Promozione della Qualità della vita dell’Università Telematica San Raffaele Roma.


Il gruppo di esperti dedicati alla neuroriabilitazione ha utilizzato una rete di sensori indossabili e ha analizzato le informazioni restituite dalla loro attivazione nelle fasi di movimento della parte superiore del corpo, durante l’esecuzione di una versione mirata di Box and block test (BBT - durante il quale nell’arco di un minuto il paziente deve spostare il numero maggiore possibile di blocchi da una scatola all’altra). Sono stati coinvolti 11 soggetti sani e 13 con Parkinson.


Da un punto di vista medico-riabilitativo, lo studio apre nuove prospettive. “Ci offre la possibilità di avere un indicatore molto oggettivo e quindi un esame preciso del deficit motorio degli arti superiori del paziente, permettendo così di pianificare un intervento mirato e personalizzato dell’esercizio e quindi della terapia riabilitativa.  - afferma il Prof. Marco Franceschini, Direttore della ricerca clinica nelle aeree di Riabilitazione neuromotoria dell’IRCCS San Raffaele Roma. Inoltre, è un sistema a basso costo che consente nuove prospettive anche per valutazioni e prestazioni domiciliari”.


“Un’idea nata da un’esigenza non soddisfatta dal tradizionale test effettuato prima e dopo la terapia di riabilitazione definito Box and block test(BBT), quella di guardare oltre la capacità di spostare un certo numero di cubi– spiega Paola Romano, ingegnere biomedico del Laboratorio di bioingegneria dell’IRCCS San Raffaele Roma coordinato dall’ing. Farancesco Infarinato; prima firma dello studio pubblicato da Sensor – quindi abbiamo provato a utilizzare una rete di sensori indossabili posizionati sul tronco, sulla testa e sull’arto superiore. Questo ci ha permesso di fare una valutazione oggettiva sulla correttezza del gesto motorio e di delineare le traiettorie delle articolazioni nelle diverse fasi di movimento oltre che di osservare le differenze tra il movimento fisiologico di un soggetto sano rispetto a un soggetto con Parkinson, approfondendo la valutazione della destrezza manuale”.


L’osservazione ha rilevato anche una serie di fenomeni compensativi nei pazienti parkinsoniani, che pur riuscendo a spostare manualmente gli oggetti da un punto all’altro, in un determinato tempo, effettuano gesti aiutandosi e supportando il movimento della mano con altre articolazioni della parte superiore del corpo.

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